ragazzi di bottega

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Abbiamo fatto un salto nel passato per renderci conto di quanto e di come l’homo habilis, l’uomo costruttore, in ogni tempo abbia dato prova della sua intelligenza: l’uomo tecnologico capace di modificare, trasformare oggetti, abitudini, stili di vita.
Nella realtà dei nostri paesi e delle famiglie sono ancora vivi i ricordi e significative le testimonianze di questi “ragazzi di bottega”.
Gli oggetti hanno subito trasformazioni, sono segni concreti della storia, del progresso e dell’evoluzione.
Il vecchio e il nuovo, il passato e il presente come premesse per il futuro.
Abbiamo scelto, tra ciò che poteva essere argomento di riflessione, i bisogni principali e la cura della persona.
La storia del pane e del bucato, dunque, sono stati gli argomenti da cui ricavare testimonianze e vissuti.
Costruire, realizzare a mano o con l’aiuto delle macchine azioni complesse restano sempre le migliori espressioni dell’uomo in ogni tempo.
La bottega artigianale, oggi come ieri, è luogo magico dove nascono cose belle, utili e importanti.
Anche il bambino è artigiano del suo divertimento, è inventore dei suoi giocattoli costruiti con materiali di fortuna e che sono espressione della sua creatività e della sua fantasia.

Le insegnanti

Progetto sostenuto dall’Ente Parco dei Cento Laghi (conserviamo la vecchia denominazione che è più bella)

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le trote

Stamattina siamo andati all’allevamento di trote che si trova alla “Ghiaia”. L’ittiologo Armando Piccinini ci ha fatto vedere l’inseminazione artificiale delle trote. Con lui c’erano il veterinario Davide Gorreri e alcuni pescatori: Vanes, Ermes, Lorenzo,Bernardo e Domenico. Ci hanno spiegato che, durante il periodo della riproduzione, il maschio si riconosce perché gli viene una specie di becco che successivamente perde. La femmina invece ha il muso più arrotondato.

Questo è il procedimento per la fecondazione:

1 Si mettono i pesci in acqua nella quale è stato versato del liquido anestetico. Quest’acqua viene continuamente ossigenata attraverso una bombola. Quando le trote sono anestetizzate diventano più scure perché vedono buio e si mimetizzano.

2 Armando spremeva il ventre delle trote femmine e faceva uscire le uova (circa 1000 per ogni esemplare!) in una bacinella. Un uovo misura circa 5 mm.

3 Dopo Armando schiacciava il ventre del maschio e faceva uscire un po’ di sperma. Un altro pescatore con un dito mescolava bene tutto in modo che ogni uovo venisse fecondato.

Quando nasceranno gli avanotti, andremo a vederli!

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La seggiovia

 

UNA SETTIMANA SULLA NEVE: CHE DIVERTIMENTO!

Ciao sono Giorgio, sono un bambino della quarta elementare di Monchio delle Corti. Adesso vi racconteremo la settimana bianca che abbiamo fatto quest’anno. Giorgio N. 

Quest’ anno mi sono divertito moltissimo a sciare. Non  so   perché, ma in un giorno e mezzo ho imparato a sciare discretamente. Pietro C.

La neve candida scende dal cielo, apro la bocca e la neve mi si infila dentro. La neve sembra un velo da sposa bianco. Alla mattina quando il sole risplende sulla neve sembrano tanti lustrini bianchi o tanti frammenti di specchi. Sofia R.

 

La  seggiovia

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Io mi sono divertito a sciare e in seggiovia. La seggiovia serve a portare le persone e quando sei in cima si alza una sbarra e si scende. Quando scendevamo con il maestro, mio fratello cadeva, il maestro lo chiamava “mangianeve”!  Lorenzo R.

Alla    gara  sono  andato  in seggiovia con  Giuseppe   quando   vado  in  seggiovia   mi    emoziono perché è bello  essere  alti. Dalla seggiovia  vedo tutte le montagne e in alto c’è  una  ruota  che gira. Quando  sei   in  alto ti  devi  dare   una bella  spinta   con     gli  sci,  è   molto   divertente. Alessandro G.

La seggiovia ti porta in alto, sembra che puoi quasi toccare il cielo come un uccellino che vola nell’aria leggera dell’inverno. Quando si ferma dondola, sembra quelle giostre che trovi nei centri commerciali. Quando sei in alto devi alzare un cancelletto, la seggiovia certe volte mi da’ delle spinte. Aurora L.

Una mattina ero sulla seggiovia con mio papà, dopo un po’  hanno fermato la seggiovia, il cuore mi batteva a mille, mi sono calmata quando la seggiovia è ripartita. C’era una nebbiolina con il sole, sentivo il freddo che mi accarezzava il collo e il sole che mi sfiorava la testa.  Le mani mi gelavano anche se avevo i guanti, il naso era rosso come un peperoncino. Sofia   R.

Quando  il  maestro ci ha  detto:”Adesso  andiamo  sulla  seggiovia”,  mio  papà m’ha accompagnato  e mi  sono  divertito  a  scendere con  il  maestro  Michele, ma  abbiamo fatto in tempo  a  fare  solo un  giro  perché   era  mezzogiorno. Filippo M.

La seggiovia è bella perché è lunga e ci porta ai Biancani. Dalla seggiovia si vede la pista baby. E io quando sono scesa dalla seggiovia sono andata ai Biancani e poi al bar. Anna L.

I maestri

Il mio maestro si chiama Giorgio, è simpatico. Ha una chioma di capelli bianchi come un pagliaccio del circo. Aurora L.

Il mio maestro si chiama Michele, è molto simpatico e molto severo. Chiama Giacomo “sacco rosso”, è molto spiritoso e una volta ci ha fatto togliere uno sci. Filippo M.

Il mio maestro si chiama Michele ed  è bravo e bello e  gentile e mi ha portato in seggiovia. Anna L.

La gara

La maestra chiamava i bambini ed un signore dava i pettorali, la maestra si era dimenticata di chiamarmi, però dopo me l’ha dato. Ero molto emozionata. Sono arrivata  quinta. Aurora L.

Il giorno della gara eravamo sotto pressione prima di ricevere le medaglie. Angelica G.

Venerdi’ abbiamo fatto una gara: io sono arrivato primo, mio fratello e’ arrivato terzo e l’ Anna è arrivata seconda. Filippo M.

quadrilateri articolati

I quadrilateri articolati sono un capitolo importante della ingegneria. Nei libri di testo vengono in genere saltati perchè è difficile desciverli solo con parole e immagini. Ecco che un lunedì mattina ci siamo armati di cartoncini righe forbici squadre punteruoli legno seghetto trapano chiodi fermacampione martelli pinze biscotti merendine bombe a mano trik trak, e abbiamo realizzato.

Diceva Confucio: Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco. 

In fondo un po’ di foto, qui di seguito i contributi dei nostri ingegneri, di prossima pubblicazione, a loro l’onore di spiegare di che si tratta!

 

 

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MECCANISMO DI ACKERMANN
Lunedì 25 febbraio nell’ora di tecnica abbiamo costruito con legno o cartone alcuni meccanismi molto utili ma di cui a volte ignoriamo l’esistenza. Io ho realizzato il meccanismo di Ackermann. Questo meccanismo è molto semplice da realizzare e trova applicazione soprattutto nell’ambiente automobilistico. Questo meccanismo fa variare l’angolatura delle ruote sterzanti; esse infatti oltre ai giri, che devono essere minori nella ruota interna, devono avere un’angolatura diversa, la ruota interna ce l’ha maggiore di quella esterna, per evitare che si verifichino strusciamenti sul terreno. Questo meccanismo è formato da due braccetti attaccati alle ruote in maniera obliqua e collegati tra di loro da due assi uno nella parte superiore e uno nella parte inferiore. L’asse superiore sarà quello portante mentre a quello inferiore è attaccato il volante.
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L’ inventore di questo meccanismo è Rudolf Ackermann. Nacque il 20 aprile 1764 a Schneeberg, in Sassonia. Il padre era un esperto sellaio mentre per quanto riguarda la madre non è stato ritrovato alcun documento che ne testimoni la mansione.
Da ragazzo Ackermann studia e viene formato in una scuola di latino. Finiti gli studi la sua intenzione era quella di intraprendere il cammino universitario, idea però resa impossibile dalla precaria situazione economica della famiglia quindi fu costretto a lavorare come apprendista sellaio con il padre. In seguito lavorò come carrozziere occupandosi della manutenzione e della progettazione di carrozze, questo mestiere lo portava spesso a spostarsi per tutta la Germania. In contemporanea alle sue prime esperienze lavorative Ackermann si distinse anche come uno specialista e divulgatore del culturismo.
Il principio di Ackermann afferma che, quando un veicolo effettua una sterzata, le linee immaginarie ad angolo retto rispetto al piano di mezzeria delle ruote devono incontrarsi in uno stesso punto, il cosiddetto punto di istantanea di rotazione che è il punto attorno al quale la macchina sta effettivamente girando.
Per permettere alle ruote anteriori di spostarsi in base al principio di Ackermann, i bracci dello sterzo delle ruote anteriori sono inclinati in modo che due rette immaginarie passanti per essi si incontrino al centro dell’assale posteriore.

ANDREA FERRARI